William Pezzullo, uomo vittima di violenza, che il 20 settembre 2012 fu sfigurato dall’acido dall’ex fidanzata 23enne e da un suo amico, condannati poi a 10 anni di reclusione. Un travaglio iniziato poco più di quattro anni fa che lo costringe a lottare a denti stretti, nonostante la dura realtà che si trova ad affrontare.
Emblema del fatto che la violenza non ha sesso, William, però, non ha ricevuto alcun risarcimento ed affronta i suoi interventi con coraggio grazie all’aiuto di alcuni cittadini. Abbandonato dallo Stato, il ragazzo va avanti con grande forza, nell’attesa di poter ottenere un po’ di assistenza.

Anche l’avvocato Lucia Annibali è stata sfregiata con l’acido. Una storia simile a quella di William, in quanto anche lei è stata vittima del suo ex fidanzato, condannato poi a 20 anni, che, presa la decisione di punirla per averlo lasciato, ha commissionato a due sicari il compito di farle del male. Fu così che la giovane donna il 16 aprile del 2013 fu sfigurata con l’acido nel pianerottolo della sua abitazione. La sua storia è diventata un caso nazionale, testimone del fatto che questi atti non vanno nascosti, ma affrontati e discussi. Lucia, però, non è stata abbandonata. Invitata ad alcune trasmissioni e intervistata da alcuni giornali, ha avuto l’opportunità di lottare, di combattere, di affrontare un episodio duro della sua vita. L’assistenza lei l’ha ricevuta. Ha ottenuto appoggio e la sua vicenda è stata anche raccontata nel film “Io ci sono”, interpretato da Cristiana Capotondi. La forza dell’avvocato Annibali nasconde fragilità che lei ha deciso di non dimenticare ma di affrontare a testa alta, per ricominciare a vivere.

È questo, però che manca a William, l’appoggio e l’assistenza non solo dei media ma di chi può aiutarlo a lottare e non solo dei cittadini che generosamente cercano di offrirgli sostegno economico. Le storie di Lucia e William sono uguali. Sono entrambi vittime di atti di violenza, sopravvissuti che cercano di andare avanti lottando con determinazione. Dov’è dunque la differenza? In entrambi i casi si tratta di violenza contro una persona.
Il sesso non importa, perché di fronte ad una vittima non c’è discriminazione. Ci deve essere solo la volontà di aiutare.
19/06/17 – U.D.i.RE

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